Cos’è la vulvodinia?

Il termine “vulvodinia” indica un dolore cronico localizzato nell’area vulvare e persistente da 3 a 6 mesi.
Si tratta in realtà di un vocabolo che include un’ampia varietà di condizioni cliniche che hanno un sintomo comune: un dolore cronico, continuo o intermittente, spontaneo o provocato, e invalidante che interessa i genitali esterni femminili.

Il dolore vulvare ha origine da un’alterazione su base infiammatoria delle terminazioni nervose a livello dei genitali esterni, la quale porta a una contrazione dei muscoli della zona genitale (pavimento pelvico), che può generare a sua volta dolore e che può impedire alla donna una serie di attività.

Il dolore può essere costante o intermittente, episodica (e spesso esacerbata in fase premestruale), e può durare per mesi o addirittura per anni.

Il dolore vulvare può essere spontaneo (non essere causato da alcun fattore noto) o provocato dai rapporti sessuali, dalla visita ginecologica, dallo stare seduti o dall’attività fisica, può essere un dolore sordo, un bruciore costante, un dolore gravativo o pungente.

Lo si può avvertire in tutta la vulva, e allora si parla di vulvodinia, oppure può essere localizzato in una zona ben precisa, ad esempio nel vestibolo, cioè nell’apertura della vagina (vestibolodinia), a livello del clitoride (clitoralgia) o può essere presente in più aree. Il tessuto vulvare può anche non apparire infiammato o gonfio, anzi, nella maggior parte dei casi la vulva ha un aspetto normale.

Circa il 15% delle donne riporta dolore vulvare durante la visita ginecologica, il che vuol dire che ogni giorno, ciascun ginecologo italiano visita 1‐3 donne con dolore vulvare.

Il dolore vulvare si manifesta nelle donne di ogni etnia e in diverse età: ci sono a volte bambine che ne soffrono per infezioni, oppure adolescenti che manifestano dolore dopo l’inizio dell’assunzione di anticoncezionali con i primi rapporti, donne in una fase post parto o post menopausa.  

Molte donne affette da dolore vulvare hanno dei precedenti di vaginiti o candida ricorrenti.
Tra i fattori che possono contribuire allo sviluppo del dolore vulvare ricordiamo: parto con lacerazioni o episiotomia, lesioni o irritazioni ai nervi che circondano la regione vulvare, precedenti di infezioni vaginali, allergie o ipersensibilità localizzata della pelle e sbalzi ormonali.
Abusi sessuali e traumi involontari possono rappresentare fattori di rischio per lo sviluppo di dolore vulvare, ma la maggior parte dei casi non presenta cause specifiche.

Qual è la causa della vulvodinia?

L’esatta causa della vulvodinia non è nota; però conosciamo alcune cose importanti:

  • Nelle donne affette dalla malattia il nervo che interessa il vestibolo vaginale e la vulva (nervo pudendo) presenta delle fibre aumentate di volume e di numero
  • Spesso la malattia è preceduta da ripetute infezioni vaginali e/o vescicali
  • In donne con vulvodinia si sono dimostrate alterazioni genetiche nella risposta infiammatoria e dell’attività muscolare vulvo-perineale.
Distribuzione schematica del nervo pudendo in sede vulvare. Tratta con il consenso degli autori da: Vulvodinia, Strategie di diagnosi e cura. Graziottin A., Murina F., 2011.

Si è ipotizzato, pertanto, che la malattia sia legata ad un’ipersensibilità delle terminazioni nervose vestibolari scatenata da un’alterata risposta a stimoli infiammatori ripetuti, con fattore aggravante od in parte scatenante una ipercontrattilità della muscolatura vulvare.

Come viene diagnosticata?

La diagnosi deve essere fatta da un ginecologo o da un urologo esperto nella patologia.

La diagnosi avviene per esclusione di altre patologie e può seguire alcune fasi che ogni ginecologo dovrebbe poter attuare efficacemente:

  • il dolore riferito deve persistere da almeno 3-6 mesi
  • non devono esserci lesioni evidenti che riportino ad altre patologie o infezioni
  • lo swab test deve essere positivo: se con il semplice toccamento di alcuni punti specifici della vulva con un cotton fioc inumidito si suscita dolore acuto
Swab test Credits dell’immagine.: www.nva.org

Attraverso l’esame obiettivo e la valutazione dell’anamnesi prossima e remota si possono individuare eventuali comorbidità e prescrivere la terapia più adatta. Sarà lo specialista a consigliare un consulto con altri specialisti per avviare un percorso multidisciplinare.

 

Test di autodiagnosi

Se ci si riconosce nei sintomi sopradescritti è possibile eseguire un semplicissimo, ma importante test di autovalutazione (Modific. da The Vulvodynia Survival Guide – H.Glazer e G. Rodke) per capire se i disturbi che si avvertono possono essere sintomi di vulvodinia.
Crediamo che questo strumento possa essere utile a molte donne ed eventualmente suggeriamo di rivolgersi agli specialisti indicati nel sito, suddivisi per Regione.

 

TEST DI AUTODIAGNOSI

Cos’è la vulvodinia?