"Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia."
Italo Svevo
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GIORNATA MONDIALE PER LA VITA



Il 3 febbraio si celebra la Giornata mondiale per la Vita. Per questo ci tengo a ricordare, ancora una volta, che anche le donne che incontrano sul loro cammino la vulvodinia possono diventare mamme e di norma questo non significa regredire nel percorso di salute o avere una gravidanza difficile.

La vulvodinia ai suoi esordi e fino a quando non si trova una cura adeguata e personalizzata, provoca dolore ai rapporti, impedendo di fatto di avere una normale vita sessuale, a qualsiasi età. Quando, però, l'amore reciproco è profondo e quindi la coppia collabora nell'affrontare le problematiche che la patologia presenta, arriva un momento in cui si desiderano dei figli e le condizioni lo consentono.

Ci sono molti casi di donne che restano incinta e portano a termine la gravidanza senza particolari problemi. Per tutte, la domanda più urgente riguarda il parto: naturale o cesareo?

Chi soffre o ha sofferto di vulvodinia deve partorire per via vaginale. L'importante è che in certe situazioni, per esempio se il bambino ha dimensioni eccessive, si lavori per ridurre il trauma al momento del parto. E' importante preparare la donna con tecniche di rilassamento, di auto-massaggio e con un'adeguata informazione e, soprattutto, è bene che scelga per il parto una struttura dove ci sia un'ostetrica che conosce la vulvodinia, così che sia in grado di intervenire correttamente nel caso ci sia un'accentuazione o una ricomparsa del problema al momento del parto.




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